Jpeg

Jpeg

Si tratta di una pizza dolce! Si! Devo essere sincera: odio la pizza dolce, cioè quando in pizzeria trovo pizza con la nutella proprio non mi piace…ma questa è nata così!! E mi piace, è molto fresca e dolce al punto giusto…ne vale la pena. E poi è una ricetta della tradizione toscana, quindi non va persa!
E’ molto semplice, se sapete fare la pizza!
Vi serviranno:

  • pasta di pizza
  • 500 gr di uva
  • 4 cucchiai di zucchero

 

02_ciaccia

 

Preparate la pasta della pizza e fatela lievitare bene, come sapete il metodo migliore per creare una sorta di camera di lievitazione, è mettere la pasta in una ciotola coperta da un canovaccio pulitissimo nel forno spento ma con la luce accesa. Dimenticatevela per 3\4 ore almeno.
Intanto vi sarete procurati dell’uva fresca freschissima – ci vorrebbe l’uva fragola – bella soda. Staccate tutti gli acini, divideteli a metà e togliete i vinaccioli, i semi. Io ho utilizzato la Red Globe, molto soda.

 

03_ciaccia

 

Una volta che la pasta sia ben lievitata, pennellate di olio una teglia e stendetevi la pasta con le dita. Fatela lievitare un altro pochino poi affondate gli acini nella pasta a pancia in su, con la parte tagliata dentro la pasta. Disponeteli a raggiera e spolverateli con lo zucchero semolato.
In forno lo zucchero caramellerà, l’uva cederà un pò di succo…una delizia!!!
Infornate in forno statico a 180° fino a che la pasta sia cotta e lo zucchero dorato.

Una ricetta della tradizione siciliana, dove l’agrodolce la fa da padrone.
So che è un “sapore” che non tutti amano, ma se preparando il Turbante di spatola e cous cous  vi avanzano degli “straccetti” di pesce come è accaduto a me…in cucina non si butta via niente!! Chiamiamola pure cucina di riciclo, ma solo in questo caso, infatti io vi darò gli ingredienti per prepare il piatto per 4 persone.
Comperate:
– 800 gr di filetti di spatola
– 1 bicchiere di aceto (anche di mele, se vi piace, non balsamico)
– 1 cucchiaio di miele
– farina bianca q.b.
– olio evo q.b.
– sale e pepe q.b.
– una manciata di pinoli
– erba cipollina o origano q.b.

Lavate il pesce e tagliatelo in pezzi regolari – a meno che non abbiate gli straccetti di risulta ;-P – infarinate leggermente e scuotete per togliere la farina in eccesso. Aiutatevi con un setaccio se necessario.

Mescolate aceto e miele in una ciotola. Tostate i pinoli in padella.
Scaldate 1 bicchiere di olio e friggete il pesce, quindi scolate, salate e pepate.

Unite al fondo di cottura l’aceto col miele e fate ridurre, aggiungete i filetti e fate insaporire, servite cospargendo coi pinoli che daranno un tocco croccante al piatto e poca erba cipollina o origano. Enjoy!

Uno dei piatti preferiti da mio marito! E quindi uno dei cavalli di battaglia di mia suocera…ansia da prestazione? Insomma…non è una preparazione complicata, ma come per tutti i piatti “poveri” della tradizione, pretende ingredienti selezionati e tanta cura.
Per 2 persone:
– 500 gr di peperoncini di fiume (friggiarelli)
– 350 gr di salsa di pomodoro
– olio evo q.b.
– sale e pepe

Pulite molto bene i peperoncini e privateli dei semi, tutti, e dei filamenti interni. Lavateli con cura e sgocciolateli bene benino.

Scaldate l’olio, 3\4 cucchiai, in un padellone antiaderente e tuffatevi i friggiarelli in un sol colpo – se bagnati asciugateli altrimenti vedrete schizzare olio in ogni dove! – salate, pepate leggermente e friggete i peperoncini finchè non vedrete delle parti marroncine, non abbrustolite, ma già cotte e morbide.

A questo punto unite la salsa di pomodoro, pochissima acqua – due dita in un bicchiere – e coprite con un coperchio. Portate a completa cottura, quindi scoperchiate e fate restringere il sugo.
Accompagnate con fette di pane casereccio…bendate Monsignor Della Casa e … fate la scarpetta!!! ;-P Enjoy!

Non è una parolaccia!! Checchè??!! Si tratta di un piatto vegetariano, tutto a base di ortaggi, molto amato in Campania…anche dal mio mito, Eduardo De Filippo, il Maestro.
Eduardo si dilettava molto in cucina, con piatti tradizionali ed un pizzico della sua creatività.
E anche in cucina aveva ed ancora ha da insegnarci tanto, attaverso il libro di Isabella Quarantotti De Filippo “Si Cucine comme vogli’i…”, dove la Moglie riporta le sue ricette, e soprattutto nella spontaneità, controllata e diretta, che la cucina deve avere.
In cucina, più che in pasticceria dove tutto è regole, numeri e matemetica precisione, si può e si deve improvvisare e anche se viene a trovarti d’improvviso Franco Zeffirelli con Laurence Olivier ed entourage…mai perdersi d’animo!!
Eduardo è famoso per quella che sembra spontaneità nei gesti e nella mimica che altro non era se non frutto di uno studio attento e rigoroso del personaggio. E così anche in cucina, io credo che il Maestro conoscesse alla perfezione i prodotti che consumava ed acquistava dai piccoli fornitori del luogo e che ne fosse talmente amante da presentare in tavola prodotti che, come la stessa Signora De Filippo dice, nessun ristorante avrebbe servito, perchè “poveri”.
Ed è per questo che vi propongo questo piatto, povero forse, ma ricchissimo di storia, amore e passione. Come ogni piatto “povero” la bontà, la differenza, la fanno gli ingredienti: scegliete i migliori e sfamerete un re!
Vi pubblico la ricetta, con gli ingredienti e le quantità che la Signora Isabella dà nel libro:
– 1 kg di peperoni
– 1 kg di melanzane
– 1\2 kg di pomodori
– 1\2 kg di cipolle
– 1\2 kg di patate
– 200 gr di olio
– basilico abbondante
– (io metto anche le zucchine)

Ed ora il mio procedimento ispirato alla ricetta del Maestro:

Tagliate gli ortaggi a pezzi, non troppo grandi, sfogliate le cipolle (io ho utilizzato quelle di Tropea, più dolci) e tenetele in acqua così come per le melanzane che metterete in acqua e sale.
Riscaldate l’olio in un padellone o in un tegame antiaderente.
Iniziate a rosolare le cipolle quindi unite i pomodori in pezzi (io ho usato della passata ricca e l’ho aggiunta quasi alla fine depo aver rosolato gli ortaggi)

Quindi aggiungete gli altri ortaggi – strizzate le melanzane – e tanto basilico spezzettato con le mani. Portate a cottura col coperchio, quindi fate evaporare e restringere il liquido solo alla fine.
E, se volete ricordare quel pranzo tra Grandi sull’isola di Capri, servitela fredda con treccioni di mozzarella, ricci di mare freschi con limoni appena colti come antipasto, pesche gialle, fichi ed uva…un pranzo da Maestro!

Pancia mia fatti capanna!!!! Non avete idea della bonta, friabilità, dolcezza e sapore…una squisitezza che sa di mare, sole e vento ;-P
Se sei nel Salento, oltre alla puccia, al Negramaro ed al Primitivo, al pesce fresco etc etc etc non puoi non mangiare anche il pasticciotto…tanti pasticciotti!

Si tratta di una sorta di crostata, coperta – gli americani la definirebbe pie – ripiena di morbidissima crema pasticcera (per la verità l’ho mangiato anche al cioccolato, con aggiunta di crema di nocciole…e non ve lo dico proprio!!!)
Vi posto la ricetta della torta pasticciotto che estrapolo da un libro che ha accompagnato le mie vacanze salentine. Si intitola “Una frisella sul mare – canzoni, ricordi e ricette da spiaggia”
E’ stato scritto dalla crew gastronomica di Fornelli Indecisi e racchiude i ricordi da spiaggia degli autori, le canzoni da falò più amate … che hanno il potere di riportarti indietro nel tempo – e ricette da ombrellone.
E’ stato bello averlo con me, tra sole, mare e ientu. Grazie a tutti loro 🙂
Allora!
Torta pasticciotto – ricetta di Alessandra Aurelio:
Ingredienti per la frolla:
– 500 gr di farina 00
– 250 gr di zucchero (io vi consiglio quello extra fine)
– 250 gr di burro o strutto (più saporito, rende l’impasto ancora più friabile)
– 2 tuorli + 1 uovo
– scorza di limone
– 1\2 bustina di lievito chimico(pane angeli, bertolini…fate voi)
Ingredienti per la crema:
– 1 lt di latte intero
– 4 tuorli
– 8 cucchiai di zucchero (all’incirca 160gr)
– 8 cucchiai di farina
– scorza di limone
– amarene a piacere

Preparate la classica frolla impastando tutto insieme. Mio consiglio: dividete la frolla in due parti e schiacciatele in due panetti, avvolgeteli nella pellicola prima di metterle in frigo per un’oretta.
Scaldate il latte senza portarlo a bollore, intanto mescolate i tuorli con lo zucchero rendendoli spumosi, aggiungete la farina ed il latte poco per volta quindi la scorza di limone.
Cuocete a fuoco lento e fate freddare in frigo coperto con pellicola a contatto.
Rivestite una teglia – magari antiaderente – con metà frolla, riempite con la crema e con le amarene, se vi va(secondo me ci stanno benissimo! Danno uno sprint in più. A Lecce li ho mangiati senza, a Napoli lo facciamo con le amarene, la ricetta di Alessandra le indica come facolative…scegliete voi).
Stendete la pasta frolla rimanente e coprite la torta, schiacciando bene il bordo tutt’attorno.
Infornate a 200° – 220° per circa 40 minuti.
Per ora vi posto le foto delle mie colazioni salentine…appena la farò a casa, vi posterò le foto della torta 😉 enjoy! e grazie ai Fornelli Indecisi e…

retro di copertina del libro

Vacanze in Salento – 5 giorni meravigliosi – con lu sole, lu mare e lu ientu!!
Come non farvi un resoconto culinario? Non posso esimermi!!
Lasciando da parte le ricette più impegnative di primi, secondi, pesce freschissimo e profumato, ciceri e tria(pasta e ceci), varie ed eventuali, oggi vi racconterò di una ricchezza della nostra terra: il vero street food è nato qui! In Italia! Ne ho già parlato e ne sono straconvinta.
E , quindi, oggi Puccia Salentina, leccese in questo caso. 
La potrete trovare in tutto il Salento e, con qualche mini variante, anche nella zona di Matera.
In effetti, volendo minimizzare, la puccia altro non è che un saltimbocca di pasta pizza, cotta in forno – meglio se a legna – e farcita fredda.
In realtà è uno spettacolo!!! Io l’ho mangiata all’Angolino di Via Matteotti, a Lecce…dopo tanta, tanta fila, io e mio marito ci siamo “arricreati”!!!
Lo si potrebbe chiamare anche italian fast food…ma tanto fast non è! Non solo per la coda, ma soprattutto per i gesti lenti, misurati, amorevoli con cui viene preparata…quasi un rito antico, da ripetere all’infinito.
La cosa si svolge così: non c’è un menu ma un banco pieno di ciotole di ceramica colme di delizie … peperoni sott’olio e sott’aceto, tonno sott’olio, rondelle di olive verdi in salamoia, melanzane e zucchine arrostite, cime di rape ripassate, insalata russa, pomodori secchi, funghi trifolati e funghi misti sott’olio, prosciutto cotto, mozzarella fresca e forse dimentico qualcosa…
Aspettando aspettando abbiamo assistito a richieste di farcitura più o meno condivisibili: pareva che il mood della puccia fosse “mettici dentro di tutto e prova a non scoppiare”!!! 
Ho sentito ordini raccapriccianti – tipo cime di rape, funghi, pomodori secchi e … insalata russa!!!! Nun se po’!! E non si è fatto…il “pucciaro” si è opposto all’obbrobbrio 😀
Insomma, scovata una ricetta ve la posto…è come fare la pizza, stesso amore, stessa cura…enjoy!
Ingredienti:
– 1 kg di farina di grano tenero
– 500 ml di acqua tiepida
– 1 cubetto di lievito di birra fresco
– 40 ml di olio
– 12 gr di sale
Sciolto il lievito in metà acqua – io aggiungerei un pizzichino di zucchero per aiutare la fermentazione dei lieviti – impastate con la farina aggiungendo l’olio e la restante acqua in cui avrete sciolto il sale: sale e lievito non devono mai incontrarsi direttamente!
La pasta va lavorata a lungo, quindi lasciata a lievitare per un paio di ore, come sempre nel forno con la luce accesa o nel microonde, coperta con un canovaccio pulitissimo.
Quando sarà lievitata, dividetela in palline da 200 gr circa – o più piccole, se preferite –  e fatele lievitare ancora.
Quindi, schiacciatele bene ben, magari con le mani, e cuocetele per circa 15′ a 220° … sfornatele ben cotte  e croccanti, fatele freddare un pò e farcitele a piacere. 
Io ho preferito mozzarella, tonno, zucchine e olive – per mio marito aggiunta di pomodori secchi 😉 
enjoy!
P.S. … dimenticavo qualcosa: la nutella! La preparano anche così, nella scia di questa voglia di unire dolce e salato a tutti i costi, pizza e puccia dolci…si è capito che non condivido, ma vi do una dritta, presa direttamente dall’Angolino: cuocete la puccia, non completamente, quindi apritela, farcitela con la nutella e finite di cuocerla! 1 per 4 persone… Loro fanno così 🙂

Eh si, lo so! Fa Caldo…prova bikini…il cioccolato fa male…si ingrassa…si deve stare leggeri…mangiatene di meno, allora!!! ;-P o conservate la ricetta per quest’iverno – autunno, anche – quando ci si concede qualche sfizio in più!
Io, intanto, ve la spiego e ve la illustro: decidete voi quando prepararla 😀
Certo che il nome ricorda il mare, l’estate, l’isola dei Faraglioni…
Intanto preparate:
– 200 gr di mandorle pelate e tostate
– 200 gr di zucchero semolato (anche la varietà extra fine, se vi va)
– 5 uova
– 200 gr di cioccolato fondente al 55\60 % di cacao
– 200 gr di burro
– due cucchiai di rum bruno
– 2 cucchiai di fecola di patate
– 2 cucchiai di farina (circa 40\50 gr)

Frullate le mandorle con metà dello zucchero riducendole in polvere, anche un pò grossolana – poco, non troppo!-

Sbattete i tuorli con lo zucchero rimanente e montate gli albumi a neve – per praticità, montate prima gli albumi e poi i tuorli: l’albume è molto sensibile e non ama esser trattato con fruste sporche di tuorlo…il tuorlo, invece, più rustico, non si crea problemi…e voi risparmierete di pulire ed asciugare le fruste 😉
Mettete a sciogliere burro e cioccolato insieme, a bagnomaria…potete farlo anche al microonde, ma attenzione! Se bruciano, ed accade facilmente, soprattutto al cioccolato, io non mi prendo responsabilità!
Accendete il forno in modalità statica, ovviamente, a 180°.

Fate freddare un pò burro e cioccolato, uniteli ai tuorli montati ed aggiungete le mandorle, fecola e farina. Mescolate molto bene quindi areate ed alleggerite con gli albumi, con movimento dal basso verso l’alto.
Imburrate uno stampo ed infarinatelo. Versatevi il composto ed infornate…circa 30\35 minuti…fate la prova stecchino.
Servite con tanto zucchero a velo e panna montata se vi piace

Chi è Vanni?
Ve lo dico subito, intanto vi dò qualche indicazione sulla ricetta: si tratta di un pesto, siciliano, nato dal rimaneggiamento del pesto alla genovese per poterlo adattare con ingredienti siculi.
Infatti contiene si il basilico, ma al posto dei pinoli ci son le mandorle e vi è anche l’aggiunta dei pomodori.
A Trapani la pasta condita con questo pesto viene chiamata anche “Pasta cu l’agghia” … con l’aglio … cosa che già vi dà un’idea di quanto aglio venga adoperato.
Dicevamo Vanni … si tratta di uno dei personaggi del libro “Del nostro sangue” di Paolo Farina, scrittore casertano bravissimo – ho letto il libro, anzi divorato, in meno di 10 ore!!
Il libro è un thriller gastronomico dove Vanni Cottafava è un grande grandissimo chef siculo trapiantato a Milano ed osannato … ma il libro è anche una sorta di guida gastronomivìca ed infatti ciascun capitolo si apre con una ricetta.
Questa è una delle 5 che preparerò per la presentazione del libro con reading e cena che ci sarà venerdi 28 prossimo venturo a Santa Maria Capua Vetere, presso la Aqua Zone Urban Spa.
Ad accompagnare i miei piatti – le ricette del libro – ci saranno i vini dell’azienda Alepa di Paola Riccio: pasteggeremo con un Pallagrello – il Riccio Bianco 2010 IGT Terre del Volturno – e chiuderemo in bellezza con un Privo 2012 IGT Campania, un rosso privo di solfiti, un vino prestigioso. A presentarli sarà Paola Riccio in persona…un piacere!
Ci sarà, ovviamente, anche l’autore del libro, il simpaticissimo dr. Farina, Paolo, al quale ho chiesto qualche “licenza poetica” per fini logistici.
Di solito infatti il pesto condisce le busiate, una sorta di fusilli fatti a mano.

Per questione di praticità io servirò dei cavatelli, freschi. Ma passiamo al pesto!
Ingredienti:
– 10 pomodori maturi
– 6 spicchi di aglio
– 40 gr di mandorle pelate
– 40 gr di pangrattato
– olio extra vergine di oliva
– sale e pepe q.b.
– un mazzetto di basilico
– una manciata di pecorino grattugiato (mia variante)

 Mettete a bollire dell’acqua, lavate i pomodori, praticatevi sul retro un incisione a croce e sbollentateli per qualche minuto – uno o due – finchè la pelle inizierà a sollevarsi. Scolateli, raffreddateli e spellateli. Quindi tagliateli in pezzi e privateli dei semi.

Tritate le mandorle non troppo grossolanamente quindi, col mixer ad immersione, frullate velocemente il basilico con olio q.b. e l’aglio privato del germe interno – la ricetta prevede tanto aglio, ma se proprio non lo amate riducetene il quantitativo.

 Frullate anche i pomodori, quindi unite tutto insieme, mandorle, salsa di basilico, pomodori e aggiungete anche il pangrattato, regolate di sale e pepe.

Potete conservare il pesto in un barattolino ricoprendo di olio, sterilizzando o congelando.
Scolate la pasta al dente conservando un pò di acqua di cottura ed amalgamate benissimo.
Servite con scaglie leggere di parmigiano e basilico fresco.

Se volete provarli fatti da me … prenotate!! 😉 Enjoy!

Dopo “La Norma” restiamo nella “mia” Sicilia! E facciamo gli spiedini che ho imparato dalla mia nonna Provvidenza e dalla zietta Graziella…mamma quanto mi piacciono!
E dopo averli fatti assaggiare a mio marito … mi toccherà farli spesso!! ;-P
Provateli e non resterete delusi!
Per 4 persone comperate:
– 600 gr di fettine di manzo, tenere
– 250 gr di provolone ragusano (magari!) o altro formaggio “deciso”
– pangrattato q.b. ma abbondante
– 3 cipolle di Tropea o cipolle dorate
– Tante tante foglie di alloro
– olio extra vergine di oliva q.b.
– sale e pepe nero macinato fresco q.b.
– spiedini o stecconi di legno

Battete le fettine di carne e tagliatele a metà se troppo grandi.
Tagliate il formaggio a bastoncini e sfogliate le cipolle precedentemente tagliate in quarti.
Stendete ciascuna fetta di carne sul tagliere e ponete all’inizio di essa uno o due bastoncini di formaggio – regolatevi a seconda della grandezza della fetta – arrotolate la carne attorno al formaggio formando un involtino. Proseguite per tutte le fette e tenete da parte.

Una volta preparati tutti gli involtini, passateli velocemente nell’olio extra e poi nel pangrattato condito con poco sale e pepe.
Formate gli spiedini alternando un pezzo – o due – di cipolla, un involtino, una foglia di alloro.
Per ogni spiedino mettete tre\quattro involtini.
Fate in modo che all’inizio ed alla fine dello spiedino ci sia un pezzo di cipolla e l’alloro ad abbracciare la carne.

Disponete la cipolla in modo che avvolga l’involtino 😉
Mettete gli spiedini in una teglia da forno, irrorate leggermente con un filo di olio e cuocete in forno ventilato a 200° fino a che saranno ben cotti, dorati e croccanti.
Servite con un’insalatona freschissima, magari con finocchio e rapanelli, e…enjoy!!!

Chapeau a chi ha creato questo piatto, di origini sicilianissime, pare di Catania, battezzata così in onore dell’opera lirica omonima del Bellini.
E’ un piatto estivo nonostante sia caldo, in quanto melanzane, pomodori e basilico sono migliori nella stagione calda.
Io l’ho modificata solo nell’uso dell’origano al posto del basilico – non ne avevo e a mio marito piace così 😉
Passiamo agli ingredienti?
Per 4 persone
– 400 gr di pasta, formato a piacere, secondo me meglio corta
– 800 gr di pomodori freschi maturi, pelati o passata
– olio extra vergine di oliva
– 1 cipolla (io uso l’aglio)
– basilico fresco
– 200 gr di ricotta salata
– 2 melanzane possibilmente quelle grandi color viola chiaro

Tagliate le melanzane a cubetti e mettetele in acqua e sale per un quarto d’ora. Strizzatele e friggetele in olio caldo (io le rosolo in olio all’aglio)

Soffriggete la cipolla con olio evo, quindi aggiungete i pomodori e preparate una bella salsa corposa, non liquida ma neppure troppo densa.
Arricchite con basilico fresco o origano e poco peperoncino se vi piace.

Lessate la pasta scelta al dente – è d’obbligo! – condite con la salsa, aggiungete le melanzane e se serve acqua di cottura per amalgamare.
grattate sopra alla pasta, direttamente nel piatto, della ottima ricotta salata … buon appetito!